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di Lorenzo Iervolino
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Il giovane Lorenzo Iervolino ripercorre meticolosamente la storia di una vita eccezionale, quella del centrocampista brasiliano Sócrates, un uomo che, al di là del prodigioso talento sportivo, è stato un politico, uno scrittore, un musicista e un pittore. Un rivoluzionario, come giustamente recita il sottotitolo. I suoi famosi colpi di tacco non erano semplicemente un elegante e ardito gesto atletico, ma la rappresentazione plastica di una idea del calcio modellata sui concetti di bellezza e di libertà, di arte, anche. E poi era il gesto di un anarchico, insofferente delle ottuse gerarchie del sistema calcistico che organizzano la vita dei giocatori come fossero bambini o, peggio, animali da fatica, muscoli senza cervello. Eppure, nonostante il carisma di questo guevarista in maglietta a strisce, nonostante le numerose vittorie in campo e fuori, direi che quell’idea di calcio è scomparsa insieme al grande campione che ce l’aveva in testa e che lo sport “più bello del mondo” oggi sembra offrire solo cinismo, interessi economici, narcisismo, quando non truffa e “gioco sporco”.
Poco prima di morire Sócrates aveva lanciato una sorta di cupa profezia su cosa sarebbe stato il Campionato mondiale nel suo paese: tutto ciò che aveva paventato si è verificato, come un film di cui lui già conosceva con precisione la sceneggiatura. Iervolino costruisce la narrazione come una sorta di diario di viaggio, nei luoghi della carriera del campione, in Brasile e in Italia, e a casa delle persone che gli sono state vicino e che lo hanno amato. Man mano che si procede nella conoscenza di una personalità leggendaria – anche grazie ad alcune interessanti invenzioni narrative che testimoniano la bravura di chi firma il volume – le tappe diventano più faticose, le parole più struggenti, la tristezza impasta le parole, quelle dell’autore e quelle dei suoi preziosi testimoni, fino all’epilogo, la malattia, l’isolamento, la morte e, in absentia del “Doutor” con il nome da filosofo, fino alle ultime pagine sulle quali Iervolino fa scorrere le fasi delle proteste di studenti e lavoratori brasiliani nei mesi che precedettero la Coppa.
La profezia si è avverata, il colpo di tacco che smarca e lancia in area l’attaccante rimane un gesto lontano, ieratico, scolpito in un pantheon immobile, mentre la quotidianità frusta ci restituisce il volto tondo di Tavecchio e gli strilli di una schiera di esagitati commentatori televisivi che macinano concetti sul nulla.

2 commenti a Un giorno triste così felice. Sócrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario. http://gregjburnard.com/


Commenti

  1. Commento di birthday tshirts | 2015/06/26 alle 07:08:25

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    dispositivi Android, riportiam…. Continua.


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