Steve Jobs
di Walter Isaacson
Mondadori
All’inizio del terzo millennio, Steve Jobs contattò Walter Isaacson, fresco di pubblicazione di un’accurata biografia su Henry Kissinger, proponendogli di scrivere la propria. Isaacson rifiutò, in ragione del fatto che Jobs era ancora molto giovane e che, dunque, la sua carriera non poteva dirsi conclusa: aveva ancora davanti a sé molte occasioni per lasciare il segno. Isaacson aveva ragione per quanto riguarda la carriera – dopo averlo contattato, Jobs creò, con la squadra Apple, il nuovo sistema operativo Unix, Mac Os X, l’iPod, l’iPhone, l’iPad e tutta una serie di nuovi straordinari Macintosh -, si sbagliava invece sul fatto che Jobs avesse davanti a sé ancora molti anni di vita. Il fondatore della Apple era già a conoscenza del cancro che gli devasterà prima il pancreas, per poi condurlo alla morte nel 2011. Nel 2009 fu la moglie di Jobs a contattare nuovamente Isaacson, avvisandolo: “Se ci tiene a scrivere la sua biografia, non le resta più molto tempo per farlo”. Comincia così un biennio di interviste col tecno-visionario più importante e famoso dei nostri tempi, di incontri coi suoi amici e avversari, di indagini meticolose negli archivi della società e in quelli privati della famiglia Jobs. Il ritratto che compone Isaacson non è un’agiografia: la forte personalità di Jobs è raccontata attraverso gli episodi della sua vita, da quelli più felici a quelli più infausti, quando l’anima autoritaria e arrogante del figlio prodigio della Silicon Valley raggiungeva vette di crudeltà inaudita. Il tutto accompagnato dal come e dal quando e con quali intuizioni Jobs rivoluzionò non un business, bensì sei: i personal computer, la musica in rete, l’editoria digitale, la grande distribuzione, la telefonia e il cinema d’animazione, quest’ultimo grazie al suo investimento nella Pixar, condotta con successo fino alla fusione con la Disney. Due sono state le idee guida di Jobs, sulle quali ha costruito, anche a prezzo di pesanti sconfitte e di sacrifici personali, la fortuna sua e dell’innovazione tecnologica. Prima idea: considerare la tecnologia come uno strumento da allacciare alle arti umanistiche e figurative. Seconda idea: controllare ogni aspetto dell’esperienza dell’utente, progettando quindi sistemi “chiusi”, in contrapposizione ai cosiddetti sistemi “aperti” in stile Microsoft (da non confondere col “free and open software”), dati in licenza a una quantità di produttori di hardware. Il controllo è stata la sua ossessione, il suo orizzonte, il suo dogma. E la ragione per cui i prodotti Apple sono “lo stato dell’arte” e, ad ogni nuova uscita, spostatano più avanti l’asticella di ciò che credevamo possibile. Isaacson ha mandato in stampa una biografia perfetta che, delicata e precisa, regala al lettore il piacere d’apprendere quale forza di carattere è necessaria per produrre qualcosa, nella propria vita, di cui essere fieri.
Ps: la presente recensione è scritta su computer Apple.