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di Deborah Monica Scanavino
http://avintagewonderland.com/

Sono due volte di genere questi racconti editi dalle valdostane Edizioni Non Deperibili di cui corpo12, è giusto sottolinearlo per trasparenza, è da sette anni l’emanazione in forma di blog collettivo a scopi di critica letteraria. Per quanto sia raro, su queste pagine digitali, che si parli diffusamente dei libri END. Questa recensione nasce da un incontro pressoché fortuito al Salone del Libro col libro di Deborah Monica Scanavino, presentato negli spazi della Val D’Aosta insieme all’editrice Viviana Rosi. La presentazione mi ha incuriosito e di ritorno da Torino ho dato la precedenza ai quattordici racconti dell’orrore firmati Scanavino – orrore nel senso più genuino ed efficace del termine. In senso anche positivo, visto che la prosa dell’autrice ha un piglio sicuro, un mestiere oserei dire, che la eleva rispetto alla media della produzione “de paura”, di solito più interessata al cosa che al come. Due volte di genere, dicevo. Una prima perché, da sempre, le Edizioni Non Deperibili hanno un occhio di riguardo per le differenze, in particolare quelle di gender. E questo libro non fa eccezione. Una seconda per il fatto, già menzionato, che l’autrice si rifà alla letteratura sclaviana e kinghiana (per citare i due esempi più illustri e “presenti”), mutuandone la capacità di scovare la paura nel quotidiano e di spodestare il lettore dal suo piccolo trono di sicurezze e certezze rassicuranti. Il racconto eponimo della raccolta è forse quello più debitore della vena fantastica di Tiziano Sclavi, in quanto narra di un appartamento – con tanto di coppia d’inquilini: Sauro Emanuele Altieri ed Elena Mimosa Rossi – che si stacca dal palazzo “come se fosse una custodia di plastica sfilata da un porta-cd a colonna” e viaggia dritto nello spazio, provocando più smarrimento che stupore, più dubbi burocratici che domande esistenziali. Il secondo racconto, La chiromante, narrato in prima persona, contiene invece più di un rimando a L’occhio del male di Bachman / King, il cui titolo originale è Thinner. Un dettaglio che mi conduce per mano verso il gruppuscolo di racconti più dolorosi e interessanti della raccolta, vale a dire Le bambole non mangiano e il fulminante Thinspiration, racconti che toccano – diciamo pure: sfondano – un tema delicatissimo come quello dell’anoressia. Anche in questo caso, il ricorso alla prima persona conferisce un’immediatezza, al narrato, che non può lasciare indifferenti. Altri racconti detonanti sono DOPOtutto e Sexting, incentrati rispettivamente sul trauma di una violenza sessuale e sull’abitudine molto diffusa tra gli adolescenti di scambiarsi foto “osé” via internet, anche se a volte l’interlocutore non è affatto un adolescente… Meno intensi ma sorretti da idee brillanti i racconti L’ultima salita – basato sull’esperienza diretta dell’autrice con gli sport estremi – Il ragno e Un dolce per te, questi ultimi dei piccoli gioiellini horror da leggere tutto d’un fiato con la speranza di poter poi dormire anche a luci spente. In conclusione, la curiosa raccolta di Deborah Monica Scanavino ha più di una freccia al proprio arco, e le frecce migliori sono quelle che si conficcano nella carne (nostra, e dell’autrice) provocando un sanguinamento copioso e difficilmente arginabile, poiché la ferita è interna, profonda, autentica. E fa un male cane.

Un commento a L’appartamento e altri racconti »»


Commenti

  1. Commento di munddusche ultraschall zahnbürste | 2015/08/27 alle 05:46:35

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