http://www.compass-communications.ch/

di Sebastian Fitzek
lithuania dissertation search

Poco importa se sia giallo, nero o grigio come la materia cerebrale. In Germania va tutto sotto la parola Krimi, etichetta che ha portato al successo fior di romanzi (-acci e non), film e serie televisive. Dagli anni Sessanta dei film tratti da Edgar Wallace e interpretati da Klaus Kinski, passando per telefilm celebri come Derrick o immortali – perlomeno sul territorio tedesco – come Tatort, fino alla letteratura, ai romanzi seriali di Donna Leon e alla narrativa tesa come un lino di Ferdinand von Schirach (nipote del Baldur coordinatore della Hitlerjugend). Questo per dire che in Germania, così come altrove, le “storie criminali” non passano mai di moda né abbandonano le vette delle classifiche. Capita di rado, tuttavia, che un autore sappia iniettare nuova linfa nel genere e coniare una formula inedita, riconoscibile e di successo. Onore quindi al berlinese Sebastian Fitzek, classe 1971, che con i suoi libri ha opzionato il termine psychothriller, già esistente per carità (vedi Hitchock, De Palma… vedi Stephen King) ma mai apparso, come un marchio di fabbrica, sotto il titolo di un romanzo. Un espediente tutt’altro che peregrino che Elliot riproduce anche nelle edizioni italiane di testi quali Il bambino, Il ladro di anime e, per l’appunto, Schegge. L’idea alla base del romanzo è sufficiente a spiegare cosa intende, Fitzek, per thriller psicologico. Il protagonista, Marc Lucas, si sottopone a una terapia che consente di cancellare in chiave selettiva alcune aree di memoria, al fine di rimuovere un trauma. Inutile dire che l’operazione sortisce effetti perversi, Marc comincia ad avere allucinazioni da incubo e il maelstrom degli eventi rischia di risucchiare lui e il suo scarso residuo di sanità mentale. Fin qui, verrebbe da dire, nulla di nuovo sotto il sole: basta prendere Eternal Sunshine of the Spotless Mind e declinarlo al thriller invece che alla love story, e il giuoco è fatto. Se Fitzek si limitasse a un intreccio di vero e falso, di percezioni illusorie e di sogni che prendono il sopravvento sulla realtà, allora otterremo poco più di una broda riscaldata, ma così non è. A nobilitare l’intento dell’autore – e a incollarci alla pagina – c’è il fatto che tutto (o quasi) quel che leggiamo è vero. Fitzek cita terapie esistenti o attualmente allo studio, farmaci reali, casi clinici reali. Com’è ovvio, romanza, ma sebbene la storia e i suoi personaggi non siano veri, colpisce la conclamata verosimiglianza dell’insieme. È questo il segreto del successo degli psychothriller di Sebastian Fitzek: un eccesso di realtà anche là dove gli eventi narrati sconfinano nell’incredibile, nell’iperbolico, nel fantascientifico. Ebbene, in Schegge lo “psycho” è scientifico e il “thriller” è sporco e sudato come vuole la vecchia scuola, con una Berlino periferica e antituristica che funge da sfondo perfetto per gli sbandamenti dei personaggi. La Berlino che si vede, ad esempio, nei film di Thomas Arslan. Schegge è un piccolo gioiello letterario ben congegnato come i primi gialli di Dario Argento e con un pizzico di follia trash degno del Gatto nel cervello di Fulci. A impreziosire il tutto e far quadrare il cerchio dell’edizione italiana troviamo il contributo di Claudia Crivellaro, traduttrice del testo nonché curatrice della versione integrale de La terapia, successo numero uno targato Fitzek già uscito per Rizzoli (in versione monca) che Elliot si appresta a riproporre per la gioia di chi un libro così se lo conficcherebbe volentieri in pieno cranio. Invece di mangiarlo.

Un commento a Schegge »»


Commenti

  1. Commento di fiu.edu | 2014/08/20 alle 15:25:13

    Ninth, this whole project was sad from start to finish.
    They featured only women who ranked 10 for attractiveness.
    However, this is perfectly balanced with a lot of funny parts.

    My weblog … english movies (fiu.edu)


Lascia un commento »»