La storia di mia moglie
di Milán Füst
Adelphi
Questa la fredda e amara valutazione che il capitano di lungo corso Jacques Störr pone all’inizio della sua lunga narrazione che, a ritroso, ripercorre le tappe della sua storia coniugale: “In realtà ho fatto male a sposarmi, lo so”. Eppure il matrimonio con l’eccentrica e sensuale Lizzy è l’esperienza più esaltante e pericolosa che la vita gli abbia regalato, a lui, proprio a lui che ne aveva viste di tutti i colori, sulle rotte più insidiose del mondo, vecchio lupo di mare invincibile e scaltro quanto cinico e smaliziato. “La storia di mia moglie” è il racconto tortuoso e avvincente di un’ossessione che si insinua gradualmente nella vita godereccia e avventurosa di un uomo vitale e contorto, a modo suo intellettuale, e che ne riempie ogni anfratto, ne satura ogni poro, ne lacera ogni certezza. Ben lontano da una frusta concezione romantica dell’innamoramento, l’approccio di Störr (e quindi di Füst) alle questioni amorose sembra guidato da un’attitudine di ricerca e di indagine all’interno del mistero della relazione fra un uomo e una donna, fra due mondi talmente lontani da trovare soddisfazione reciproca nella dilaniante ricerca di un contatto che si profila o come rabbiosamente impossibile o come una manifestazione improvvisa e folgorante che difficilmente si è in grado di cogliere, un raggio verde miracoloso e abbacinate.
L’ombra paurosa della violenza costeggia di continuo la storia di questo strano ma non inconsueto amore, lo accompagna e lo segue come un lupo affamato, ma non si esprime mai, non esplode, semplicemente logora e consuma, lavora sottotraccia fino a distruggere la possibilità della convivenza, della condivisione, della fiducia. La gelosia fa da filo conduttore narrativo dell’intera vicenda, ma è agli antipodi del cliché da cavalleria rusticana, è raccontata come un’ossessione che gradualmente intacca le certezze del razionale capitano, lo conduce a scoprire aspetti del suo carattere e della sua personalità che ignorava, lo svela a se stesso e ai suoi amici più cari, lo pone di fronte ad uno specchio spietato. Nessuno può sopportare tanto e “La storia di mia moglie” prende gradualmente la forma della storia di una fuga da un baratro spaventoso, perché un amore così esasperato, sembra dire l’autore, ci fa correre troppo in fretta incontro alla verità più profonda, a qualcosa che non sappiamo e non vogliamo gestire. Non a caso il capitano cercherà di cammuffare se stesso per sfuggire al matrimonio con Lizzy, si travestirà, cambierà identità, costruirà una realtà parallela falsa, dominata dalla sua affabile capacità di mentire, per poter sfuggire a quella vertigine di insopportabile sincerità che la vita con sua moglie era diventata. Solo alla fine del suo lungo vagabondaggio in fuga da se stesso dovrà riconoscere che la sua Lizzy è comunque sempre lì, “in un silenzio magico e pietrificato… nella stanza accanto” e che neanche la morte potrà cancellare questa formidabile certezza.