Un viaggio inutile

di Rossana Rossanda
Einaudi

Nel 1962 Rossanda, responsabile culturale del PCI, viene inviata dal partito in Spagna, in gran segreto, per tentare di ricostruire un’alleanza tra le forze democratiche anti-franchiste, allora ancora clandestine e in via di riorganizzazione, dopo gli anni terribili della repressione e dell’eliminazione fisica. Partendo da Barcellona e spostandosi in seguito a Madrid, Siviglia e nelle Asturie, Rossanda contatta i comunisti del PCE, i socialisti del futuro PSOE, gli anarchici, i liberali e i promotori dell’opposizione democratico-cristiana, col pretesto di invitarli a un dibattito sulla situazione spagnola, da tenersi a Roma. Al momento della sua partenza, la sinistra italiana era attraversata dagli interrogativi relativi alla nascita del centrosinistra, enfatizzati successivamente dalla morte di Togliatti. Scrive la fondatrice de “Il manifesto” che “nel 1960, con lo spostarsi dell’asse borghese verso il centrosinistra, e quell’impetuoso “rammodernarsi” che significava appunto un mutare di equilibri e di fisionomie degli stessi soggetti sociali, sfruttati e sfruttatori che fossero, la griglia antifascista perdeva di senso”. E la stessa perdita di senso – a cui i dirigenti della sinistra parevano appigliarsi in preda a un riflesso istintivo e non a un ragionamento finalizzato alla modifica dei “rapporti di forza” all’interno della società – Rossanda riscontra nella realtà spagnola, dove la potenza messa in campo dal franchismo ha annichilito ogni possibilità di cambiamento dall’esterno del potere stesso. Troviamo qui un’analogia dirompente tra Italia e Spagna del tempo e con la realtà del nostro presente: che possibilità hanno i movimenti che tentano di costruire un progetto di società migliore e più equa, se si acconciano ad accettare i diktat e i veti del potere verso le istanze più radicali di cambiamento? Questa è la chiave di lettura che fa progressivamente entrare in rotta di collisione Rossanda con la direzione del PCI. Tutt’oggi, dopo quarant’anni, la questione resta di estrema attualità. Nel crepuscolo del regime berlusconiano, non s’intravede da parte degli eredi del PCI la capacità d’immaginare e di progettare una nuova e diversa società. Se e quando cadrà la destra, infatti, sarà per movimenti interni alla destra stessa e alla borghesia, sancendo nei fatti, al di là delle belle parole e delle fin troppe sensate proposte, l’irrilevanza politica del centrosinistra. Con amara ironia commenta Rossanda: “Si può vivere senza idee? Sì che si può; si può, si deve anzi, mi sussurrano da allora e da tutte le parti filosofi di mezz’età ed ex giovani militanti. [...] Siccome in un paio d’anni e qualche centinaio di assemblee e manifestazioni non è caduto il capitalismo, il marxismo è in crisi. Mao non ce l’ha fatta? Dunque il problema non esisteva, era stata un’illusione, un fantasma, una larva. Nessuno era colpevole perché tutti si sono ingannati, anzi erano stati ingannati, da Togliatti, anzi più in là da Stalin, da Lenin, da Marx e a guardar bene dalla Rivoluzione Francese. Li avevano indotti in errore quasi due secoli di umanità sognante, quindi di non storia. Che andava ora sostituita, facendone piazza pulita, con le non meno venerande ma elitarie, e non avvampate di speranze, regole del fare politico, del governare come arte, della società come sistema – non un corpo, ma un meccanismo sospeso a bilancieri ben calibrati di quarzi”. Descrizione, quest’ultima, che s’incolla perfettamente, come una seconda pelle, alla “ratio” dell’agire politico del Partito Democratico. Occorreva “destrutturare”, “non tanto le certezze, quanto il pensato e creduto negli anni in cui la gente s’era voluta diversa; e siccome chi s’era mosso per cambiare non erano i più potenti, ma i più oppressi e i più inesperti, misurare la povertà di quel loro pensato, i limiti monchi di quel loro agito, non è stato difficile. Tanto è massiccio il sistema in cui viviamo, e solido il fondamento dell’alienazione e dell’ineguaglianza, tanto risibili possono apparire gli assalti che ad esso si portano. Del resto, ogni sconfitta ridimensiona i valori; chi vince sembra più intelligente, che perde non ha scampo”. Sicuramente, per i fini che s’era illusoriamente proposto il PCI, la missione di Rossanda in Spagna fu “un viaggio inutile”. Inutilità oggi preziosa come la consapevolezza che gli interrogativi di allora sono gli stessi di oggi; invece che migliorare la società, la sinistra, abbandonando la critica al capitalismo, ha abbandonato la possibilità di vincere un giorno. Per sé e per tutti.

Lascia un commento »»