Storia della pornografia

di Goran Tribuson
Baldini Castoldi Dalai Editore

“Storia della pornografia” è la narrazione, autobiografica, del fallimento dell’alterità socialista jugoslava. Il racconto di una società che ha molto sperato e costruito e ha visto i propri sogni collettivi frantumarsi, prima lentamente poi a velocità crescente, è, per sua natura, disilluso e deprimente. Goran Tribuson – tra i più importanti scrittori e sceneggiatori croati – riesce nel miracolo di rendere l’oggetto della narrazione divertente e malinconico. Gli strumenti dell’autoironia e del sarcasmo, dell’affetto e del disincanto, permettono all’autore di leggere la storia del proprio paese con la lucidità e lo spessore critico dello “scrittore che sta, per definizione, all’opposizione”.

“Storia della pornografia” è un Bildungsroman. Come Dušan Makavejev, nel 1971, col suo “W. R.: Mysteries Of The Organism”, ha letto attraverso il genere videodocumentaristico la storia della repressione sessuale nei paesi del socialismo reale e nello specifico dell’ex-Jugoslavia, così Goran Tribuson, attraverso un’immaginaria “Storia della pornografia”, narra le aspirazioni sociali irrealizzate e le frustrazioni sessuali della sua generazione. Rock Generation, quella immediatamente successiva alla fondazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, quella che fu adolescente tra la fine dei ’50 e l’inizio degli anni ’60.

“Storia della pornografia” è dunque, riassumendo, autobiografia, romanzo di formazione, generazionale, corale e, occorre aggiungere, maschile. Le donne sono oggetto di conquista (sessuale e relazionale) e di amore materno (per una storia jugoslava al femminile, ci si rivolga piuttosto all’opera di Dunja Badnjević, “L’isola nuda”).

Nell’intenso rapporto famigliare tra i protagonisti del romanzo, Tribuson rappresenta il drammatico confronto tra chi ha fondato, padri e madri, lo stato socialista e chi ne ha vissuto, i figli, in prima persona il declino e la resa: “Nel vocabolario di mio padre, che un tempo discuteva di scottanti problemi sociali e di argomenti di urgente attualità con una visione costruttiva, e anche marxistico-leninistica, abbondavano sempre più parolacce, espressioni triviali, buffe metafore e sospiri di rassegnazione”.

Quando incontro un meraviglioso romanzo, lo leggo a casa, a letto, mentre mangio e il fidanzato mi parla ed io distrattamente rispondo. Proseguo la lettura in autobus e al lavoro (ebbene sì, non sono uno stakanovista); l’imperativo è “sapere come andrà a finire”. Quando l’ultima pagina s’avvicina, rallento la velocità di lettura, ma il contatore ineluttabilmente progredisce. Quando l’ultima parola scritta è stata letta, mi rattristo, come quando un caro amico trasloca all’estero e acquisto la consapevolezza che da quel giorno passeremo assieme solo un giorno all’anno. Per dovere, per cortesia, per rispetto, ci rassicuriamo confermandoci a vicenda che “nulla cambierà”. Tutto, invece, è già cambiato e finito e resta solamente la speranza che ne arrivi un altro. Di romanzi.

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Traduzione dal serbo-croato di Ileana Zagaglia e Ivana Vlahek, realizzata col contributo del “Programma Cultura” della Commissione Europea.

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