http://www.socarider.com/meaning-of-case-study-in-psychology/

di Magda Szabó
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C’è qualcosa che non mi torna in tutto ciò che ho letto su questo libro. Ricorrono nelle recensioni le parole odio, astio, rancore, gelosia, crudeltà, cinismo, ma il lungo e straziante monologo di Eszter pare piuttosto un inno alla lucidità mentale, un’ode alla coscienza di sé e ai nodi dell’infanzia che avviluppano sempre, che mai possono essere sciolti. E come sempre in Magda Szabó il rovello è la giustizia, quella privata e quella sociale, ed è il senso sfuggente del bene, per gli altri e per sé, a occupare incontrastato la scena. Non un dramma della passione, questo L’altra Eszter è però un romanzo sull’amore, come del resto lo sono anche il bellissimo e doloroso La porta e La ballata di Iza, che ci regala uno dei più intensi ritratti di donna anziana che siano stati scritti in anni non troppo lontani.

Amore, quindi, ma anche e ovviamente il suo rovescio. Eszter, attrice affermata in un Ungheria così oniricamente socialista, almeno vista con gli occhi di oggi, da non sembrare nemmeno vera, ama Lorinc e odia Angéla. E Angéla non casualmente è la moglie di Lorinc, ma è soprattutto l’amica fortunata, bella e generosa di quella prima età giovanile che ha visto Eszter affrontare quasi da sola la miseria, l’umiliazione e la decadenza inarrestabile della sua famiglia.

Torna anche qui il tema del conflitto tra donne, che si sviluppa in forma inversamente proporzionale alla profondità di legami femminili di fatto indissolubili, e quello speculare della presenza-assenza di uomini (il padre, l’amante) amatissimi, ma persi in un mondo a parte, distante dai drammi e dalle quotidiane ingiustizie che pure si consumano sotto i loro stessi occhi.
Le parole di Eszter, il suo ripercorrere dolorosamente i sentieri dell’infanzia per ritrovavi intatte le fatiche della sopravvivenza, le rovine della guerra, il senso profondo dell’ineguaglianza fondata sulla dicotomia ricchezza/povertà, sono rivolte all’uomo amato perché sappia dove tanto odio e tanto amore hanno avuto origine. Ma ancora una volta è la coscienza l’unico teatro in cui un  monologo così lucidamente spietato e puntiglioso può essere pronunciato. E il silenzio di una platea vuota è la sola risposta che la coraggiosa, indomita e contraddittoria Ezter sa di poter ottenere.

La traduzione è di Bruno Ventavoli

Un commento a L’altra Eszter »»


Commenti

  1. Commento di giova | 2010/01/24 alle 22:46:35

    romanzo meraviglioso e recensione che ne coglie perfettamente il senso. è una lettura superficiale quella di chi ci vede solo odio e gelosia, è un romanzo pieno di amore e di lucidità. è sincero come poche altre cose che ho letto vita. bellissmo, brava vi.


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