Saggio sull’arte di strisciare ad uso dei cortigiani

di Paul H.D. d’Holbach
Il melangolo

Questo delizioso saggio ad uso dei cortigiani sembra davvero  un prezioso vademecum per i tempi che ci ospitano, in cui l’indipendenza del volere, del pensare e del dire, la volontà di sottrarsi  alla piaggeria verso il potere, di sfuggire alla perentorietà del controllo pervasivo, in qualsiasi veste si presenti,  vengono percepite come inopportune, fastidiose e irrimediabilmente lontane dal bon ton dei tempi nuovi, nuovissimi.

Affidiamoci quindi agli acuti, settecenteschi, consigli del barone:   “ Un buon cortigiano – raccomanda d’Holbach – non deve mai avere un’opinione personale, ma solamente quella del padrone o del ministro… Un buon cortigiano non deve mai avere ragione , non è in nessun caso autorizzato ad essere più brillante del suo padrone…deve tenere presente che il Sovrano e più in generale l’uomo che sta al comando non ha mai torto.” L’interpretazione che  d’Holbach , brillante illuminista amico di Diderot, redattore di voci per l’Encyclopedie, ateo e materialista, fa dei rapporti fra il Sovrano e il cortigiano ha mantenuto nel tempo una mozartiana levità e freschezza. “ La nobile arte del cortigiano, l’oggetto essenziale della sua cura consiste nel tenersi informato sulle passioni e i vizi del padrone… Gli piacciono le donne? Bisogna procurargliene. E’ devoto? Bisogna diventarlo o fare l’ipocrita. E’ di temperamento ombroso? Bisogna istillargli sospetti riguardo a tutti coloro che lo circondano.”

Ma non è necessario aspirare  a condividere i fasti della corte del Sovrano per rintracciare nel prezioso libricino la sua utilità. Il barone dispensa consigli che i sottoposti possono applicare nei rapporti coi  Dirigenti, in ogni circostanza : “ Il cortigiano ben educato deve avere uno stomaco tanto forte da digerire tutti gli affronti che il suo padrone vorrà infliggergli … è necessario un dominio assoluto dei muscoli facciali, al fine di ricevere senza battere ciglio le peggiori mortificazioni. Un individuo rancoroso, dal brutto carattere o suscettibile non riuscirà mai a fare carriera. ” E tanto per chiarire che la piramide gerarchica  può riservare qualche spazio di legittima rivalsa “ deve mostrarsi arrogante soltanto con chi non gli serve a niente” ma, saggiamente, nelle relazioni sociali “ deve conoscere a memoria il prezzo di tutti quelli che incontra, deve salutare con reverenza la cameriera di una dama in auge, chiacchierare amichevolmente  con il portiere o il valletto del ministro, accarezzare il cane dell’alto funzionario, inoltre non gli è permesso di distrarsi un attimo, la vita del cortigiano è un perpetuo impegno.”

Insomma, teniamola sul tavolo, questa facezia del barone  d’Holbach, pronta alla consultazione .

2 commenti a Saggio sull’arte di strisciare ad uso dei cortigiani »»


Commenti

  1. Commento di barbara | 2009/12/19 alle 13:59:50

    Dalle recensioni, sia quella di Murgia sia quest’ultima, viene proprio voglia di leggerli, questi testi!

  2. Commento di Leopoldo Apa | 2010/01/18 alle 23:37:58

    Ho letto il Saggio del Baron D’Holbach. Stupendo ed anticipatore dei cortigiani odierno. Anticipatori del Pensieroe dei Vizi del Padrone, attenti a non apparire più “intelligenti” di Lui, pronti a procuragli donne se gli piacciono, a farsi strada suscitando i suoi sospetti sugli alialtri cortigiani per essere lui solo nel cuore del Padrone e, sopratutto, abilissimo nell’arte di strsciare come vermi. Nel sentire i vari Cicchitto, Gasparri, Quagliarello, Ghedini, Alafno, Capezzone, Emilio Fede, Minzolini & C., dopo più di due secoli dal saggio del Barone, si può sensatamente dire che siamo tornati ai tempi di Luigi XV.


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