Il migliore amico dell’orso
di Arto Paasilinna
Iperborea editrice
Iperborea prosegue indefessa nell’impresa di portare sui nostri scaffali l’opera del finlandese Paasilinna, ridente scrittore classe 1942. Dopo il boom dell’Anno della lepre (1975, uscito per Iperborea nel 1994) e altri sei titoli che hanno deliziato i bibliofili e non solo loro, scalando le classifiche con scandinava nonchalance, ecco Rovasti Huuskosen petomainen miespalvelija, tradotto e postfato da Nicola Rainò col titolo Il miglior amico dell’orso. La copertina ideata dai grafici dell’editrice milanese non inganna: nel testo incontriamo un orso che impara molte cose, tra cui farsi il segno della croce e, per par condicio, genuflettersi nella direzione della Mecca. O suppergiù. Sì perché Satanasso, ribattezzato Satàn dopo il suo secondo inverno letargico, è il migliore amico del pastore luterano Oskari Huuskonen, al quale capita tra capo e collo dopo che mamma orsa si è fritta su un traliccio in compagnia di un’organizzatrice di banchetti. In buona sostanza, il migliore amico dell’orso è un prete, e il romanzo di Paasilinna è un indiavolato zig zag picaresco che parte da un villaggio finlandese e vaga per mari e boschi, con tanto di messaggio finale dagli alieni. La fortuna editoriale di Arto si deve a una prosa ricca in cui il lettore, letteralmente, si ficca. Ricca di dettagli surreali e gesti inconsulti, ma filtrata da un punto di vista che non si scompone né si avvicina eccessivamente alle situazioni e ai personaggi. Come nota Rainò nella postfazione, in Paasilinna ci sono lampi degni di Buster Keaton. Una comicità dell’assurdo e, al contempo, dell’impassibile. Un autore più maldestro o semplicemente più furbastro abbasserebbe l’acceleratore ogni due facciate, eccederebbe in zoom e primi piani grotteschi. Paasilinna esercita invece una sorta di luciferina sobrietà. Un esempio di dialogo ping pong tra il pastore e il suo vescovo: “Negare che Maria sia rimasta vergine è blasfemo e grottesco” “E infatti non lo era. Come fa una donna a restare incinta soltanto per opera dello Spirito Santo? Io ci sento puzza di procreazione assistita”. Solo qua e là il divertente scade nel divertito, e la misura si perde un pochetto. Trattasi, tuttavia, di casi isolati. Chi è già abbonato alla produzione di Paasilinna si lapperà Il migliore amico dell’orso dalla prima all’ultima pagina, apprezzando i parallelismi con L’anno della lepre: del resto, il pastore Huuskonen altri non è che un nuovo Vatanen, le cui vele si dispiegano grazie a un vento ursino invece di una brezza leprina. Per chi Paasilinna non sa neanche chi sia, questo libro ha tutte le carte in regola per essere una bella sorpresa, un cortese invito al mondo ecoumoristico di un autore, davvero, ancora tutto da scoprire. Basti ricordare che la sua bibliografia supera i trenta testi. La traduzione di Nicola Rainò scorre via fluida e forbita – altro non si può dire perché non sappiamo il finlandese. Unico peccato, due o tre andate a capo “sbarellate”, piccoli errori di impaginazione. Peccati veniali che anche un orso assolverebbe.
Iperborea in Corpo12.it: Colpi al cuore.