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Marion cercò la foto, quell’unica foto che sua madre le aveva lasciato, e dovette rovistare in tre cassetti prima di trovarla. La fissò sperando di vedere qualcosa che ancora non aveva visto. La casa era presa di sbiego, in primo piano una trama di foglie che potevano essere di acero, il cortile in pieno sole, le aiuole fiorite, cinque gradini che portavano alla porta principale, gli infissi bianchi e le imposte scure. Nient’altro. Nessuna scritta, niente. Quella foto lei l’aveva trovata con le perle nella cassettina foderata di rosso che sua madre non le aveva mai lasciato toccare. Quando era andata in ospedale si era portata la cassettina, e solo quando tre mesi dopo era morta lei aveva potuto prenderla. L’aveva abbracciata, se l’era tenuta stretta, l’aveva portata a casa, e quando l’aveva aperta aveva pianto. Quello era stato il dolore più grande, l’ultima ferita che sua madre le aveva provocato: la cassetta conteneva solo la foto della casa e le perle. Eppure c’erano altre foto, e dei fogli, forse delle lettere, e un medaglione, una volta l’aveva sorpresa che aveva sparso quelle cose sul tavolo di cucina e le guardava… con un amore che era diventato rabbia non appena si era posato su di lei.
Squillò il telefono, Marion buttò la foto nel cassetto e lo chiuse, come per chiuderci tutti i cattivi pensieri e sollevò la cornetta. –Buongiorno, disse Alexander, finalmente ti trovo.
– Ti ho appena scritto, disse Marion.
– Ho visto, ma proprio non ho capito il tuo rifiuto, potrebbe essere un’ottima opportunità anche per te, il tuo nome in copertina come coautrice…
– Sai bene che non mi interessa fare la scrittrice.
– Cosa c’è che non va? Sei intrattabile in questo periodo, io mi do da fare per te, e tu…
– Ti ho detto che non me la sento. Non me la sento di entrare ed uscire per gli ospedali, di aver a che fare con gente ammalata…
– Ma questo mio amico ha vinto la malattia, ha una gran voglia di vivere… se vai in giro con lui finirò con l’essere geloso, perché di sicuro ti metterà le mani addosso…
– Non sei divertente.
– E va bene, però perdi un’occasione.
– Senti, mia madre morta due anni fa di un cancro al fegato, e non ho nessuna voglia di vedermela davanti in ogni faccia di malato.
– Scusa scusa… ma non me l’avevi mai raccontato.
– Lasciamo perdere… piuttosto hai fissato l’appuntamento con quella presunta baronessa… Eisenburg, avevi detto?
– Beh veramente… io pensavo che tu avresti fatto quest’altro lavoro, e Mady voleva provare anche lei con le interviste, così ho mandato lei, vediamo come se la cava.
Marion questa Mady non l’aveva mai vista, ma di lei sapeva che studiava letteratura ad Augsburg e stava facendo uno stage alla rivista, Alexander diceva che era molto, molto promettente.

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