Una madre venuta dal nord #28

“Cara Marion,
sono arrivata ieri sera tardi, sfinita… avrei tante cose da dirti, ma devo anche lavorare e c’è una fila di gente che preme alla porta. Però cinque minuti me li prendo e una cosa almeno te la voglio raccontare. Al ritorno sull’aereo vicino a me c’era una ragazza che al decollo tremava come una foglia, quando le ho chiesto se aveva paura lei ha fatto energicamente cenno di no con la testa ed è scoppiata a piangere, e poi tra un singhiozzo e un altro mi ha detto che era tutta la vita che piangeva. E un po’ alla volta mi ha raccontato tutta la storia. Il padre e la madre sono sardi, lei è nata in Germania ma si sente sarda, gli unici momenti felici della sua infanzia sono state le vacanze che passava con i nonni, ha voluto molto più bene a loro che ai genitori ed anche adesso la prima cosa che fa quando torna in Sardegna è andare al cimitero a salutarli. Adesso ha un ragazzo sardo, passa ogni giorno di ferie con lui, ma al momento del distacco è soprattutto per il distacco dalla sua terra che piange. Io ho dovuto mettercela tutta per controllarmi e non piangere con lei. Perché è lo stesso dolore che io provo per la nostra terra, per quella terra che perdendo noi ha perso anche il suo nome.
Anche per te, è questo che volevo chiederti, anche per te è stato così? O forse no, tu avevi LEI, e se una ha una madre può anche rinunciare senza troppo dolore ad avere una terra. Però anche la ragazza sarda aveva una madre, e non le è bastato, solo che lei, diversamente da noi, una terra a cui tornare ce l’ha. A primavera sposerà il suo ragazzo, e tornerà là, a fare il pane e mungere le mucche. Parlava del pane e delle mucche e delle pecore come oggetti d’amore… ed io l’ho invidiata, l’ho invidiata davvero. Una volta io sono andata lassù, dove avrebbe dovuto essere casa nostra, ed è orribile quello che hanno fatto, ci hanno violentato la terra, ho anche cercato il posto dove era la casa, e sai che l’ho trovato, della villa non c’era più niente, devono aver arato la terra per farne sparire anche il ricordo, ma c’erano ancora le stalle, e le case dei contadini, ma era tutto marcio e in disordine, concimaie scoperte e fango nei cortili, e io a una vecchia ho chiesto in tedesco perché non mettevano a posto, e lei ha risposto, in tedesco, che non avevano soldi. E ha aggiunto con un sorriso che sulle gengive sdentate era una smorfia che ci sarebbero voluti i soldi dei tedeschi per rimettere a posto.
Io non ho detto più niente, non le ho detto chi ero, non le ho chiesto se ricordava i nonni, me ne sono andata e certo non tornerò più…
Oh Dio, i cinque minuti sono diventati mezz’ora, devo assolutamente rimettermi al lavoro, ma dovevo proprio raccontarti questa cosa. Non c’è nessun altro che potrebbe capirmi. Tu mi capisci, vero?
Tu sei mai andata lassù?
E LEI cosa ti raccontava della casa e della vita di lassù?
Ciao, e perdona questo fiume di parole che ha travolto la tua mattina.
Christa
P.S. E non ti ho nemmeno chiesto come è stato il tuo fine settimana a Parigi… Non serbarmi rancore, e raccontami.”

3 commenti a Una madre venuta dal nord #28 »»


Commenti

  1. Commento di Siloé | 2006/06/29 alle 10:34:11

    Questa storia è come una strada piena di tornanti: prima curva, paesaggio ancora un pò noto, legato al punto di partenza, forse venuto a noia, seconda curva, spaesamento, è cambiato davvero il paesaggio oppure dietro la prossima curva ritroverò questa linea nuova di orizzonte? terza curva, non riconosco proprio più niente, siamo lontani da casa, mi starò allontando troppo, troverò la via per il ritorno? e così di tornante in tornante…In questa puntata, c’è di nuovo aria familiare, ma Daria ci porta fuori pista o ci riporta (noi siamo tutti Marion beninteso) a casa?

  2. Commento di Cristina | 2006/07/01 alle 14:37:16

    Rieccomi! Per un po’ di tempo non sono riuscita a collegarmi. Belle come sempre le puntate del romanzo! Brava Daria!

  3. Commento di Settemod | 2006/07/03 alle 10:52:57

    Veramente, il concetto di romanzo contro il quale tutti i romanzieri viventi si stanno scagliando. Compreso Baricco, il che è tutto dire. Complimentoni!


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