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di Martin Walser
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Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale, diretto in strada. È tutto una virgola, tutto uno spirito, questo libricino rosadelphiano: un racconto, ci avvertono in copertina, lungo cento pagine. Un soffio. Rosa come solo Calasso sa osare e adelphiano fino all’osso, La passeggiata potrebbe sembrare la matrice letteraria della casa milanese, o una sua perfetta parodia. Volumetto raffinato, prezioso (e un poco, lo fa), impeccabile. Con qualche leziosità e qualche incartapecorimento che aggiungono sapore al sublime d’insieme. Walser era pazzo, dicono. Era sicuramente svizzero e scrittore pigro e finissimo, e in quanto tale ogni giorno prendeva su e andava a farsi il Spaziergang per sgombrare la testa dagli spiriti. Ma chi ti incontra il Walser-narratore, per strada, dietro a ogni angolo? Spiriti, spiriti a frotte, destinati a finire prigionieri delle sue pagine non appena riappende il cappello e riguadagna la sedia dello scrittoio. Il gioco meta- è piuttosto scoperto: la passeggiata come entr’acte tra una sessione di scrittura e l’altra diventa la scrittura vera e propria, e quel che vorrebbe sembrare una balade senza meta diventa l’ossatura di un piccolo romanzo galoppante. A balzelloni gira l’angolo a ogni pagina, dribbla ostacoli, scartabella facce e caratteri come un topo da biblioteca con l’inventario. Tante parentesi aperte e non chiuse - così si presenta questa Passeggiata, resa frizzante da una brezza di parole ricercate, altre volte solo allungate da una coda di pezza, un –one (temporalone!), un' –aggine di sbadataggine, o un graziosamente appoggiato con amore, che smussa angoli e fa miracoli. Chissà com’è l’originale tedesco. Scrittura limata, un po’ leccata, del tutto mitteleuropea nella sua precisione ansiogena e nella pulizia complessiva: così la rende Castellani. Tutto a posto, niente in ordine. La passeggiata per sgranchirsi i pensieri e le giunture diventa un viaggio mirabolante da mane a sera, con l’ultima pagina che è una vera e propria dissolvenza al nero, una nota in minore che mette il tutto a tacere, mestamente. E chi se lo sarebbe mai aspettato. Se con questo freddo non ve la sentite di uscire di casa, fatelo comunque. Agguantate Walser, correte nell’androne, chiudete il mondo fuori e vagabondate in questo bosco narrativo.

La signora traduzione è di Emilio Castellani.

4 commenti a La passeggiata »»


Commenti

  1. Commento di Lankelot | 2006/01/30 alle 15:08:01

    Amice, Martin?

  2. Commento di Simone Buttazzi | 2006/01/30 alle 16:14:51
  3. Commento di Lankelot | 2006/01/30 alle 20:24:25
  4. Commento di Lankelot | 2006/02/05 alle 23:57:51

    La passeggiata sul catalogo Adelphi.


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