Storie di animali

di Franz Kafka
Sellerio Edizioni

Sul Divano del piccolo editore di via Siracusa 50, a Palermo, si intravede un brulichio di zampette. Sono tutte le bestiole di Franz. Prelevate pari pari dalla sua testa e dai coni d’ombra della stanza dove scriveva nottetempo. Franz stava così con gli animali. Prima di tutto non li mangiava. Poi li sognava, ne scriveva di continuo, li chiamava a raccolta come un Noè ossessivo e tossicchiante. Li sparpagliava sulla pagina in tutte le forme: animali puri, uomini-animali, animali-uomini, animali e uomini, uomini e animali, animali di Zürau, similitudini, paragoni, metafore, parabole. Così recita l’indice. Una sarabanda che arriva fino a Samsa, il quale altri non è se non un Kafka con le due cappa reduci da una sibilante metamorfosi, e la effe che si ammaina. Franz parlava di animali nelle lettere a Milena o a quel lazzarone mondano di Max Brod. Frammenti a non finire che Gaspare Giudice ha raccolto armato di santa pazienza; li ha catalogato; li ha consegnati cartacei - una cartellona sotto l’ascella - al piccolo editore di via Siracusa 50. Come formica che si rechi da scoiattolo collezionista. Ne esce un libercolo antologico e pur dannatamente plausibile, uno smontaggio-rimontaggio che pesca in egual misura dal Processocome un cane! – e da frammenti che si chiudono con un periodo mozzo, o una virgola: strappava i capelli alle fanciulle e immergeva il becco nelle tazze. Non si curavano di lui, cantavano e ridevano, allora lui si fece più ardito, [fine del frammento] Sono cose che capitano. Capita a Franz di scrivere nel suo diario che tornando a casa dall’ufficio ha incontrato una sirena in cucina, macilenta come la signora della vasca di Shining. Gli capita, un altro giorno, tornando a casa dall’ufficio, di trovare un cicognino molesto a cui il Nostro deve insegnare l’arte del volo. Cominciano col volo dalla poltrona. I voli furono sempre sistematicamente ripetuti molte volte. (pag. 127). Anche noi si spicca voli, e pindarici, dalla poltrona o dal buon Divano confezionato con amore da Sellerio. In compagnia di Franz, della sua scimmia all’accademia, di un gattino che è anche un agnello, o di Odradek, che Giudice definisce “rocchetto avventizio” e di cui denuncia, finalmente, l’etimo. A dispetto delle teorie esotiche e depistanti proposte da Franz nell’attacco de Le preoccupazioni di un padre di famiglia: Odradek era la marca di una motocicletta che Franz avrebbe guidato volentieri. Ma Giudice va ben oltre l’aneddoto e ci spiega, ad esempio, con rigore entomologico, che razza di animale diventi il signor Samsa al risveglio da sonni inquieti. Più o meno, sia chiaro. Storie di animali meriterebbe di essere commentato a bocca spalancata, riga dopo riga, nota dopo nota. Le ragioni di tanta meraviglia brulicano con le loro zampette: basta aprire il libro a casaccio. Facciamolo. Pagina 184. Commento volatile scribacchiato il giorno 17 ottobre 1921: Io non credo che esistano persone la cui interiorità assomigli alla mia; posso tuttavia certo immaginare che ce ne siano; ma che un corvo segreto voli perennemente intorno alla loro testa come fa intorno alla mia, questo non posso pensarlo.

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