Giorni memorabili
di Michael Cunningham
Bompiani Edizioni
Chi si aspetta da questo nuovo romanzo di Cunningham la conferma di un talento narrativo ormai certo e fin troppo acclamato non rimarrà deluso. Chi cercherà in queste pagine la complessa architettura di Carne e sangue dovrà invece fare i conti con una tripartizione del romanzo (Nella macchina, La crociata dei bambini, Come la bellezza) a dir poco spiazzante e con uno stile che spinge sul pedale del virtuosismo così tanto e troppo da risultare stucchevole. Se Le ore ostentavano un perfetto ingranaggio narrativo e un omaggio a Virginia Woolf coraggioso e credibile, la visionarietà libertaria di Walt Whitman è qui poco più che una citazione di comodo, che promette in fatto di simboli e senso più di quanto riesca veramente a mantenere. Si inizia con Lucas, bambino segnato dalla stigmate della mostruosità che innalza al cielo e in terra sparge manciate di purezza calpestata. La macchina del tempo di Cunningham arretra fino agli splendori e alle miserie della rivoluzione industriale regalandoci personaggi e atmosfere da manuale (di storia e di letteratura inglese). Rassicurati dalla facilità di riconoscerci in un mondo ormai remoto, ma ancora ben saldo nel nostro immaginario, entriamo con spavalderia nelle misere esistenze di operai e sartine, un po' sante e un po' puttane com'è giusto che siano, e ammiriamo estasiati come l'alienazione sia veramente quella cosa fatta di bulloni, ingranaggi e gesti ripetuti e marxianamente interpretati che stritolava il proletariato di ieri con la stessa impunità con cui continua a farlo oggi. La vampata finale che ingoia ragazze innocenti e sfruttate richiama l'8 marzo e le sue dimenticate ragioni più di quanto dovrebbe e tra un pensiero che corre a Dickens e un'immagine che precipita verso il ruvido realismo di Fante si finisce per credere che tutto era meglio quando era peggio, almeno in fatto di sentimenti elevati e possibilità di salvezza. Nella seconda parte ci troviamo in pieno cult d'attualità. Gettonatissimo il terrorismo su basi fondamentaliste fa il suo capolino in un puro set da giallo americano. Lo sbirro è una sbirra, è afro e ha una colpa da espiare grande come una casa. C'entra ancora l'infanzia - violata, negletta, malata, terrorizzante e magnifica - e solo un paio di volte capita di rimpiangere l'involontaria ironia dell'Esercito delle 12 scimmie. Cunningham, dobbiamo ammetterlo, è bravo davvero e con le storie ci sa fare. Potrebbe a tempo perso riscrivere con la mano sinistra l'opera omnia di Lucarelli e lasciarci finalmente senza fiato. Seguendo la scia luminosa di una tazza (più o meno quella che troneggia in copertina per puro gusto didascalico), arriviamo nel futuro. Per tutti coloro che amano alla follia Blade Runner, senza nemmeno sapere bene perché, è una specie di invito a nozze. Simon- bello, solitario e più che umano - è lì per dirci che i sentimenti si imparano sempre. Altro che natura. Peccato che da poco Spielberg ci abbia già fatto un'analoga leziocina sull'anima e i cyborg. Frustrata come merita ogni nostra eventuale ambizione demiurgica ci rimane la poesia eversiva di un visitor femmina e combattente, una vera cow girl dello spazio, che grazie al suo linguaggio rudimentale ci concede attimi di impagabile silenzio. Un cavallo spinto al galoppo verso l'orizzonte è il degno finale di un romanzo che fa acqua da tutte le parti, ma che ti inchioda lo stesso alle pagine. Sarà perché il passaggio tematico dall'omosessualità raccontata e minimale delle opere precedenti alla mostruosità splendida, transepocale e comunque vittoriosa di Giorni memorabili lascia ben sperare negli sviluppi contenutistici di una scrittura sempre a rischio di perdersi in se stessa. Sarà anche che di inventari - di miti, stereotipi e ideali - abbiamo bisogno, sarà che il gioco delle trame e dei personaggi è merce rara, fatto sta che il libro va letto, goduto e dimenticato. Consiglio invece di non dimenticare che 18 euro dovrebbero essere sufficienti per meritarsi un indice. Forse, per la prossima volta, si potrebbe suggerire a Bompiani di pagare meno Ivan Cotroneo e di più la redazione editoriale, nella speranza che ci sia ancora qualcuno preoccupato di rispettare i lettori...